NOIR E GUSTO, SERATA PERFETTA CON DI PIAZZA

Data Evento: 
Lunedì, Maggio 6, 2019 - 19:00

Un cerchio magico all'interno del quale trovano spazio la narrativa noir, la gastronomia e una terra che è essa stessa magia: la SiciliaPalermo in particolare. Dal tramonto a tarda sera, al Circolo Canottieri Roma, in compagnia di Giuseppe Di Piazza e del suo "Il movente della vittima" (editore HarperCollins Italia). A presentare il libro, oltre all'autore, la chef Stefania Scianna. Letture di Giulia Morgani. Moderatore il vicepresidente del club ospitante, Stefano Brusadelli.  

Non un semplice romanzo, "Il movente della vittima". "A cominciare dal bellissimo titolo che esalta e allo stesso tempo mette in crisi i canoni di un genere", ha sottolineato Brusadelli. Ma non un semplice romanzo anche per via di quella commistione di stimoli che Di Piazza ha orchestrato, passando anzitutto al setaccio le sue origini. "Libri come questo nascono per rendere giustizia a una generazione. Noi siamo riusciti a crescere pur conducendo nostro malgrado una guerra di cui altrove non si parla", ha spiegato infatti l'autore ricordando i suoi trascorsi da giornalista ne "L'Ora di Palermo". "Scrivevo di morti, di morti ammazzati. Una realtà quasi impossibile per un ragazzo di quell'età".

Nel 1986 l'arrivo a Roma, sponda "Il Messaggero", dove diventa capocronista, editorialista, caporedattore centrale, prima di passare, nel 2000, in Rcs. Oggi, Giuseppe Di Piazza è responsabile dell'edizione romana del "Corriere della Sera" ma, nel suo piccolo, anche custode di una tradizione immensa. E tradizione è anche, come ricordato da Brusadelli, "il connubio tra il noir e la cucina, attraverso protagonisti leggendari. Da Montalbano a Pepe Carvalho, fino a Maigret". "Il mio libro è di 'media cottura' - ha allora scherzato Di Piazza - La cucina è complemento della mia vita. Chi è cresciuto come me in una famiglia siciliana si è sempre trovato a contatto con 'chef domestici', creatori di piccoli capolavori che dimostrano che la cucina è un momento di grazia e di dono. Mi insegnarono che, nella vita, è fondamentale conoscere due cose: il cibo e il vino. Perché non sono soltanto un 'passepartout affettivo', ma anche un ponte verso il segreto altrui".

L'enogastronomia come passepartout? La definizione ha divertito anche Stefania Scianna che, però, ha messo in guardia: "Non si puo parlare di una sola Sicilia, bensì di tante. C'è una cucina palermitana, una catanese, una messinese, una trapanese,... Ricette antiche, semplici, ma in ogni angolo dell'isola queste trovano una diversa, e a modo proprio gustosa, versione. Sfumature su sfumature che riescono a spiazzare anche se usate per una semplice caponata". Ma la Sicilia a tavola, ha sottolineato la chef con un bel sorriso, "è una vastità di emozioni. Prendete quei pranzi domenicali che iniziavano a mezzogiorno e finivano alle cinque del pomeriggio. Quanti gusti e quante sensazioni".

E dietro le tradizioni, la storia, i popoli che hanno attraversato la Sicilia. "Come gli arabi, che a Palermo portarono l'uvetta e i pinoli diventati ora immancabili sulle tavole". "Dalle parole ai fatti", visto che i presenti, tra i quali il presidente del Circolo Massimo Veneziano, hanno poi raggiunto il salone ristorante per la cena curata dallo chef del Canottieri Roma, Egidio Longo. Un menù proposto con dedizione e rispetto. Pertanto, tra le altre portate, caponate, panelle e melanzane 'mbuttunate; pasta alla Norma e cous cous; sarde a beccafico e involtini di pesce spada. Per concludere, altri due grandi classici: cannoli e cassata.

"Il movente della vittima" è la nuova avventura per Leo Solinas, cronista di nera figlio della penna di Di Piazza, e arriva dopo il successo di "Malanottata", vincitore del prestigioso Premio Cortina D'Ampezzo lo scorso anno. Autunno 1984: è appena scesa la sera nella suite 224 del Grand Hotel Aziz di Palermo. Come ogni giorno, l’avvocato Prestia, che lì risiede da oltre vent’anni senza mai uscire, dopo la cena si è regalato la sua consueta partita a carte con Minico, il cameriere personale. Una bella partita, combattuta fino all’ultimo. Improvvisamente risuona uno sparo. Tutti accorrono nella camera d’albergo: le carte sparpagliate ovunque, l’avvocato riverso sulla sua poltrona di velluto, morto. A ucciderlo è stato proprio Minico, che ancora stringe in mano la pistola. Eppure, incredibilmente, il cameriere non fugge. Si fa arrestare e rimane in silenzio. E in silenzio rimane anche di fronte alla polizia, ripetendo senza sosta solo le sue generalità. La notizia arriva presto alla redazione del giornale dove lavora Leo Salinas, detto "Occhi di sonno". Leo salta in sella alla sua Vespa e accorre subito, ma le informazioni sono poche. Il giovane giornalista non si arrende, gli occhi del killer sono quelli di un giovane ragazzo come lui. Un tipo che ama la vita, l’amore, le donne (forse troppo), il mare e la libertà, non la morte e il sangue. C’è qualcosa sotto e solo Leo è in grado di capire cosa.   

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